Che fine ha fatto scheda bianca?
La Redazione di Radioformigoni.it vi propone di leggere il saggio breve del Presidente della Fondazione Europa e Civiltà, Costante Portatadino, dal titolo: "Che fine ha fatto scheda bianca?"
CHE FINE HA FATTO SCHEDA BIANCA?
"Politici e commentatori fanno a gara ad inseguire l’elettore scomparso, il paventato astensionista, con l’ovvia eccezione del raffinato predicatore del perfezionismo, Cordero di Montezemolo. E fanno bene, ma io mi voglio occupare di altri “desaparecidos” che mancano all’appello dal 2006: le schede bianche e nulle, per la bella cifra duemilioni, diconsi duemilioni. Partiamo dai fatti. Nella pluridecennale tradizione italiana l’astensionismo non è mai stato un male endemico; sterilizzato del mancato voto degli emigrati, ancora presenti nelle liste elettorali, quel quindici per cento che non si recava alle urne poteva essere considerato del tutto fisiologico. Ricordo che, negli anni del dopoguerra, si faceva a gara tra DC e PCI ad accompagnare al voto i vecchi e i malati, mobilitando gli amici con le auto…. Lo sfogo antipolitico avveniva invece in cabina: grandinate di schede bianche e nulle: crescente indifferenza o disprezzo, in aggiunta a qualche raro errore, a qualche traccia di rossetto, interpretata come segno di riconosccimento. Vediamo qualche numero: nelle mitiche elezioni del 1948 gli elettori sono 29.117.000, i votanti 26.264.000 (92.23 %) le schede non valide 591.000, di cui le bianche 164.000. Poche, ma presto in crescita. Se andiamo al 1963, dopo la svolta a sinistra, su 30.752000 votanti, le non valide raddoppiano a 1.013.000 e le bianche triplicano a 571.000. La contrastata campagna elettorale del 1976 (brigate rosse, attentati, timore del sorpasso del PCI sulla DC) arresta per un attimo la crescita progressiva: su 40.476000 elettori, compresi i diciottenni, vota il 93,30% (record!), le bianche sono “solo” 596.000 su un totale di non valide di 1.045.000. Ma la corsa riprende e nel 1983, su 36.906000 votanti, abbiamo 942.000 bianche e un totale 2.282.000 di voti non validi, cifre appena scalfite dalle incerte elezioni del 1992, crisi della Repubblica, albori di tangentopoli, con 876.000 bianche e 2.160.000 non valide. Il nuovo sistema maggioritario introdotto nel 1994 aumenta il non voto in tutte la sue forme: i votanti calano al 86,41%. Nonostante l’asprezza della competizione, l’irrompere del fenomeno Berlusconi e la massiccia propaganda televisiva non regolamentata, le schede bianche volano alla cifra di 1.421.000 nel proporzionale della Camera e il totale delle non valide a 2.744.000. Nel 1996, dopo il ribaltone, con la Lega e il Movimento sociale di Rauti che corrono divisi da Berlusconi, la partecipazione crolla al 82,91%, ma non mancano gli elettori che non votano pur recandosi in cabina: nell’uninominale della Camera i voti non validi sono 3.201.000 (una media regione, bambini compresi) di cui1.432.000 schede bianche. Nel proporzionale alla Camera l’espressione del voto aumenta leggermente: i non votanti in cabina sono “solo” 2.917.000 con 1.241.000 schede bianche. Gettiamo un occhio anche sul Senato, che va in perfetta proporzione con l’uninominale della Camera: 2.636.000 non valide, 1.276.000 bianche. Nel 2001 il centrodestra ottiene una larga vittoria che lascia il voto-nonvoto a livelli altissimi 2.962.000 di cui 1.688.000 bianche nel proporzionale della Camera e, notiamolo bene per comprendere una successiva osservazione, 2.318.000 e 1.282.000 al Senato, in perfetta proporzione ai votanti. Uno sguardo anche alle Europee. Nel 1999, benché la partecipazioni si fermi al 70,81%, su 30.908.000 le non valide sono 3.273.000 (oltre il 10%) di cui 1.640.000 bianche. Nel 2004 la partecipazione aumenta al 73,09, ma le non valide restano 3.187.000 e le bianche 1.585.000. Per le Regionali, un confronto sui dati complessivi non sarebbe attendibile. Prendiamo due esempi. Le Regionali 2000 in Emilia Romagna su 2.738.000 (79.72%) marcano 168.000 non valide e 51.000 bianche, che diventano 129.000 e 69.000 alle Politiche 2001 (Camera proporzionale) su una base più ampia (88,84%), per iniziare a scendere alle Regionali del 2005 (76,67%) con 119.000 non valide e 35.000 (!) bianche. In Campania le Regionali 2000 su 3.317.000 votanti (69,46%) danno 263.000 non valide e 97.000 bianche che nel 2005 si confermano in 221.000 e 96.000, un livello stabilmente più alto anche se massicciamente inferiore al dato delle Politiche 2001: 421.000 di cui 289.000 bianche. Veniamo al dunque. Nulla o poco fa presagire il Miracolo del 2006. Il cambiamento introdotto dalla legge elettorale semplifica in modo significativo il compito dell’elettore, gli rende più semplice l’orientamento, però gli presenta anche minori facoltà di scelta, gli mette davanti la lista bloccata, prendere o lasciare. La risposta dell’elettore indeciso è sorprendente, è una conversione alla fiducia e alla responsabilità che ha del miracoloso. Al Senato, scrutinato per primo, le non valide precipitano a 1.135.000 e le bianche a 481.000 su una base di votanti di 35.943.000; alla Camera con 3.400.000 votanti in più accade un secondo miracolino: le bianche calano ulteriormente,contro ogni logica statistica e politica a 441.000 e il totale delle non valide a 1.142.000! Per confronto, nel 2001 erano 1.688.000 (poco meno del quadruplo) e 2.962.000 alla Camera (proporzionale) e. rispettivamente1.282.000 e 2.318.000 al Senato. Per completezza segnaliamo che nelle Politiche del 2008 si ripete un risultato non troppo dissimile, ma più ragionevole perché almeno le schede bianche della Camera sono numericamente di poco più numerose di quelle del Senato. Questa noticina serve solo a ricordare che il famoso premio di maggioranza alla Camera scattò a favore della coalizione di Prodi per soli 25.000 voti di differenza! Per non essere frainteso, preciso subito che da nessuna statistica può evincersi una manipolazione del risultato elettorale. Voglio evidenziare un fenomeno elettorale non studiato e non facilmente interpretabile ed indurre politici, politologi e commentatori, analisti, sondaggisti, psicologi sociali e quanti altri si affaticano intorno alla persuasione dell’elettore, a cercare una risposta, a trarre una lezione, se è vero che il comportamento elettorale di almeno un milione di elettori è stato così profondamente influenzato. Però alla fine, nel dubbio è meglio la prudenza, caro elettore indeciso, se proprio vuoi manifestare la tua indecisione e nessuno ti convince, non lasciare la possibilità che la tua scheda bianca diventi un fantasma e poi ricompaia, magari vestita di altro colore: fa’ quello che vuoi, ma non votare scheda bianca! "









