Vi proponiamo di leggere il botta e risposta che nei giorni scorsi ha occupato le pagine del quotidiano nazionale La Repubblica e che ha visto come protagonisti il giornalista Gad Lerner e il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Formigoni.

La Repubblica di mercoledì 21 luglio 2010, pag. 1
Il modello Formigoni tra affari e capoclan
di Gad Lerner

 Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente. Su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista. Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l'ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all'occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata. E' di ieri la notizia che anche il direttore generale dell'Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell'inchiesta sulle infiltrazioni politiche della 'ndrangheta, come già il suo collega di Pavia. Entrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l'incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell'incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi. Così l'affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall'inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi. La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle opere rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti. imprenditori in proprio o per conto terzi. Cl ha contribuito all'affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l'uno all'altro. Le risse intorno all'Expo 2015, l'insignificanza cui è ridotta l'Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare. Ma la speranza di Formigoni di stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile. La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d'Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della 'ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell'economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante cià avevano ottenuto nell'aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce. Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all'ordine del giorno l'emergenza 'ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare. Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

La Repubblica di giovedì 22 luglio 2010 pag. 31
Il Modello Lombardia
di Roberto Formigoni

Caro direttore, quando l`apparenza confligge con la realtà è l`apparenza che deve cedere e la realtà che deve essere riconosciuta. La realtà della Lombardia è ben diversa dall`apparenza, condita da molto pregiudizio ideologico, dipinta da Gad Lerner. La realtà della sanità lombarda è quella che migliaia di tabelle di dati ufficiali, decine di inchieste giornalistiche e soprattutto l`esperienza quotidiana di milioni di malati lombardi e non solo, testimoniano: la nostra sanità è di gran lunga la più efficace, la più umanizzata e la meno costosa del Paese. Siamo l`unica regione in pareggio di bilancio da nove anni, abbiamo le eccellenze europee e talvolta mondiali in settori complessi dall`oncologico al cardiologico, abbiamo in questi anni realizzato oltre cinquecento interventi di miglioria edilizia per quasi quattro miliardi di euro, abbiamo le liste d`attesa più brevi, non solo, ma se il medico curante ritiene l`esame urgente qualunque paziente avrà l`esame gratuito entro le 72 ore. Questo proprio grazie a quel sistema misto pubblico-privato che la Regione Lombardia ha costruito e che è diventato punto di riferimento per molti, modello studiato anche da altri Paesi. Per la rabbia di tanti nostri critici non siamo neppure la regione dove il privato è piìi presente in sanità: ben sei regioni italiane ne hanno più di noi senza neppure sfiorare i nostri livelli di efficienza. La nostra forza è il modello, filiazione diretta della nostra visione ideale, culturale e politica: la sussidiarietà.

C`è qualche mela marcia? Si, ma sempre di meno, e in genere vengono individuate grazie al sistema di controlli da noi realizzato. Questi sono i dati di realtà che la nostra gente ben conosce e apprezza, dimostrando di non credere alle deformazioni ideologiche di troppi osservatori strabici. Altrimenti come si giustificherebbe il fatto che per la quarta volta consecutiva gli elettori lombardi hanno privilegiato la mia candidatura? 0 qualcuno pensa veramente che il popolo sia bue e sia necessario l`intellettuale illuminato per aprirgli gli occhi? Aver costruito questo grande consenso con la società è diventato un patrimonio collettivo, frutto anche di accordi politici, come quello con la Lega - un movimento ben diverso dalle caricature che tante voltene vengono fatte -, accordi che valgono tanto a livello locale quanto a livello nazionale e che ancora oggi continuano a generare ampi consensi.

Il sistema sanitario, le infrastrutture, le imprese, in poche parole il modello lombardo corrispondono ad un disegno culturale e politico, in cui l`azione svolta dalle istituzioni ha saputo mobilitare e coinvolgere i cittadini, grazie alla capacità di aggregare e ascoltare la società civile e il sistema produttivo locale, che ha portato il 60 per cento dei lombardi a volere che la classe dirigente della propria regione rimanesse solida al suo posto. E' la dura legge della democrazia, del popolo sovrano, che giudica e lo fa in maniera severa e costante, ma è lui che lo fa, non gli intellettuali. Le inchieste sulla `ndrangheta e la criminalità organizzata sono benvenute, l`azione preventiva e repressiva delle Forze dell`Ordine merita plausi, i successi nell`assicurare alla Giustizia malavitosi di ogni tipo sono sotto gli occhi di tutti e da noi molto apprezzati, ma tutto ciò non accade nonostante o contro l`azione delle amministrazioni locali lombarde. Siamo stati i primi in questi anni a prendere iniziative di prevenzione nei confronti delle infiltrazioni malavitose, in accordo con il Governo e le Prefetture, firmando intese con le nostre categorie produttive e costituendo comitati di magistrati super esperti per la prevenzione e tutte le possibili azioni di salvaguardia. Questa è la realtà della Lombardia. A molti continua a dar fastidio e qualcuno preferisce mettere in scena l`apparenza e dar corpo alle ombre. Ma è un tentativo inutile. Quanto alla cosiddetta P3, tonnellate di pagine di presunte intercettazioni non riusciranno a cancellare il dato di fondo: reati da parte mia non ne sono stati commessi neppure in questa occasione. Il reato gravissimo è stato compiuto contro di me e contro gli elettori del centrodestra: l`esclusione illegittima, illegale, arbitraria delle nostre liste ad opera della Corte d`Appello di Milano, come stabilito anche dal Tar e dal Consiglio di Stato.

L`autore ègovernatore della Lombardia