Vi proponiamo di seguito la lettura dell'articolo del Preside di Scienze Politiche dell'Università Cattolica di Milano Alberto Quadrio Curzio pubblicato il 26 luglio 2010 dal quotidiano nazionale Corriere della Sera e intitolato "QUALCHE CONSIGLIO AL MINISTRO CHE VERRA'".

"Il Corriere della Sera" di lunedì 26 luglio 2010 pag. 26
QUALCHE CONSIGLIO AL MINISTRO DELLO SVILUPPO CHE VERRA'
di Alberto Quadrio Curzio

Il presidente della Repubblica alcuni giorni fa ha dato un contributo magistrale alla chiarificazione dei problemi (economici) italiani. I commenti si sono soffermati molto sul suo richiamo affinché «l`istituzione governo», termini abbinati non certo a caso, nomini con urgenza il titolare del ministero dello Sviluppo economico. Attesa grave che dura da tre mesi in un periodo molto difficile per l`economia italiana ma che non sembra preoccupare troppo il presidente del Consiglio dal quale è venuta la risposta di una probabile nomina del ministro questa settimana. La riflessione di Giorgio Napolitano va però ben oltre il condivisibile richiamo. Sintetizziamola, a nostro modo e con qualche chiosa, su due direttrici, anche per un confronto con quanto il ministro dell`Economia, Giulio Tremonti, quale regista della politica economica italiana, dice e fa. La prima direttrice è europeista e rammenta che le misure prese dal governo con il decreto del 30 maggio, ora in fase di conversione, paiono in linea con le esigenze di Ue e Uem per la stabilizzazione finanziaria e il consolidamento dei bilanci pubblici gravati in Italia da un debito gigantesco. Queste sono oggi le priorità, anche se non danno una risposta ad altri problemi del nostro Paese. Vi è, connessa, la difesa dell`euro su cui il presidente Napolitano è intervenuto tre volte da giugno ad oggi ribadendo la sua fiducia nella moneta unica quale grande innovazione da tutelare contro gli attacchi speculativi sia con «coraggiose decisioni» come quella del «Fondo» europeo di stabilizzazione sia rafforzando l`integrazione europea contro ogni euroscetticismo. A noi pare che Tremonti si sia mosso bene su queste direttrici anche insistendo per gli eurobond, per investimenti di Eurolandia, che speriamo vengano emessi in futuro dal citato «Fondo». La seconda direttrice riguarda lo sviluppo del1`economìa italiana. Napolitano smentisce i «catastrofismi» e richiama al «consapevole realismo» sui nostri punti di forza e di debolezza. Tra i punti di forza economica rileva da un lato quello della nostra imprenditorialità industriale proiettata sui mercati internazionali, che anche i dati recen- ti mostrano in significativa ripresa, e dall`altro il basso indebitamento di famiglie e imprese. Dato quest`ultimo, aggiungiamo noi, che trova un rassicurante complemento nel recente superamento dei test europei di resistenza sulle nostre cinque maggiori banche. Dal punto di vista sociale il Presidente apprezza le politiche di rafforzamento degli ammortizzatori e di sostegno ai redditi famigliari. Tra i punti di debolezza il Presidente si concentra con profonda preoccupazione su due problemi strutturali: da un lato la disoccupazione e gli inattivi che non cercano lavoro soprattutto tra i giovani non inseriti in un percorso di studio o di formazione; dall`altro il Mezzogiorno che non decolla. Rileviamo che tutto ciò configura un inadeguato utilizzo di risorse del nostro Paese. Perciò il Presidente indica alcune politiche strutturali per rilanciare il nostro sviluppo nel medio-lungo termine concentrandosi sugli investimenti in istruzione e formazione, in ricerca e innovazione, in infrastrutture strategiche, in valorizzazione del nostro patrimonio ambientale e culturale. Ma anche sul nascente federalismo fiscale e sulla riforma tributaria. Questo ci porta ad un commento sulle competenze ministeriali di politica economica in Italia. È chiaro che il risanamento delle finanze pubbliche, i tagli di spesa, la fiscalità, l`allocazione delle risorse sono di competenza del ministro dell`Economia impegnato anche in un progetto di riforma fiscale che fa perno su un federalismo fiscale, auspicabilmente responsabile e solidale. Meno chiaro è invece il ruolo del ministero dello Sviluppo economico che è l`erede di ministeri meglio definiti: quello della «industria» dapprima e quello delle «attività produttive» poi. Sono i temi su cui il ministro entrante deve concentrarsi con enfasi: l`energia (tra cui il nascente nucleare), le telecomunicazioni, il commercio estero. Quanto ai nessi con la ricerca e l`innovazione, bisognerebbe ricreare un ministero della Ricerca e dell`Università, tematiche non gestibili oggi con l`istruzione e la scuola. La formazione è propedeutica alla produzione ma questa, sia per le professionalità sia per gli investimenti, deve essere centrata (lasciando ovviamente spazio anche alla scienza pura) sulla innovazione nel Made in Italy che esporta e che dovrebbe attrarre dall`estero più imprese (e più turismo, competenza da attribuire al ministero per i Beni e le attività culturali). La soluzione dei problemi strutturali di sviluppo del nostro Paese ha infine una precondizione sulla quale il presidente Napolitano è stato chiarissimo: quella che, nel rispetto della democrazia dell`alternanza, guardi «all`orizzonte più largo del futuro della nazione italiana, per elevare al livello di fondamentali valori e interessi comuni il fare politica e l`operare delle istituzioni».

*Preside di Scienze politiche
Università Cattolica di Milano